MARINA CICOGNA: UNA PRODUTTRICE AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO

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Racconti inediti sulle sue produzioni cinematografiche.L’intervista integrale.

Gianni Agnelli ha detto di lei:
«È l’unico “uomo” al mondo che mi faccia paura.»

 

Pic by Bruce Weber for the New York Times

Marina Cicogna, produttrice di successo negli anni della rovente stagione della “Dolce vita”, come ha vissuto il suo essere donna in questo ambiente allora, ma forse ancora oggi, prettamente maschile e in che modo prende forma la sua passione per il cinema?

Ho sempre avuto una passione per il cinema sin da quando ero ragazzina, probabilmente nutrita dal Festival di Venezia che era stato praticamente inventato da mio nonno Volpi nel 1932. La famiglia di mia mamma è stata di conseguenza molto coinvolta e quindi anche io andavo sempre al cinema durante il Festival.
Ricordo che quando frequentavo il liceo classico Parini a Milano, bigiavo sempre la le lezioni per andare a vedere i film. Alcuni di questi li ho visti anche otto volte!
Successivamente la mia famiglia aveva rilevato come investimento una società di distribuzione che si chiamava Euro International Film. Questa società aveva moltissimi negativi e mi venne chiesto un parere da parte della mia famiglia su quali film avrebbero potuto comprare per la distribuzione. Come primo film comprai L’uomo al banco dei pegni , andò molto bene ma non era difficile capire che sarebbe stato un capolavoro assoluto.
Presi altri film come Helga, un film tedesco e dopo di questo cominciai a chiedermi perché dovevo produrre film per altri quando in definitiva potevo benissimo farlo io.

In seguito mio fratello, che non aveva nulla a che fare in realtà con il cinema, cominciò ad occuparsene facendo film molto grossi, ma quello che a me interessava particolarmente era l’invenzione di registi non conosciutissimi ed è anche la ragione per cui, né con amici come Visconti, che era un grande amico di famiglia, e neppure con Fellini ho mai voluto lavorare. Ritenevo fosse molto rischioso fare film con registi di quel calibro.

Ho sempre preferito lavorare con altri registi inizialmente poco conosciuti; il primo film che ho fatto e dove in tanti erano in disaccordo e mi davano della pazza per volerlo produrre è stato Metti una sera a cena, di Peppino Patroni Griffi, un regista che aveva fatto un film abbastanza bizzarro e di certo non commerciale che si chiamava Il mare che andò per altro abbastanza male e che fu interamente girato a Capri. Avevo individuato in Patroni Griffi la mano del regista anche grazie ad una sua opera che avevo visto a teatro.

La prima persona che contattammo per il cast del film Metti una sera a cena fu Gian Maria Volontè che poi si tirò indietro e quindi tutti volevano cancellare il film, nessuno credeva che avrebbe potuto avere una buona riuscita, solo io lo feci. Il  grande successo che si aggiudicò il film alla sua uscita mi diede grande credibilità e quindi successivamente le persone mi lasciarono libera di muovermi e agire come volevo.

 

Possiamo dedurre che successivamente non ha avuto grandi ostacoli quindi…?

In realtà io non ho mai pensato agli ostacoli, i problemi ci sono sempre nel momento in cui  hai successo e potere in mano perché questo ti espone; per di più io avevo meno di trent’anni ed ero molto giovane quindi la mia situazione era vista in un modo anche abbastanza bizzarro forse ma in definitiva non era un problema mio ed io ne me ne preoccupavo.

Quando ho cominciato ad avere problemi familiari lasciai la Euro International per protesta contro la mia famiglia e ho cominciato a lavorare prima con la Paramount e poi con la Rizzoli e di certo non mi accolsero tutti a braccia aperte anzi, quando potevano mettermi i bastoni tra le ruote lo facevano senza problemi inoltre in quanto donna ero in una posizione facile da bersagliare come forse lo sarei ancora; il nostro è un paese ancora piuttosto maschilista anche se molto mascherato ma dato che quello che toccavo allora funzionava non avevo mai grandi impedimenti.

Qual era la parte che più la entusiasmava nel suo lavoro di produttrice?

Negli anni ho tirato su diversi attori come Florinda Bolkan e Mariangela Melato che ha cominciato a fare i suoi primi film con noi continuando poi negli anni; la cosa più divertente ed interessante di questo mestiere è proprio quella di scoprire i nuovi talenti.

Parlando di Elio Petri per esempio si vedeva da subito che era un regista di grande talento anche se poi il grande successo l’ha avuto con uno dei miei film Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto,  ma prima di questo non era considerato a livello di altri.

Lo stesso Paolini con cui ho fatto prima Teorema e poi Medea era un regista abbastanza diverso dagli altri e difficile da gestire per le persone che lavoravano con lui perché il più delle volte voleva fare a modo suo. In Teorema  si vede molto la mia mano ed effettivamente il film era molto più simile alle cose che facevo io piuttosto che a quelle che faceva lui, infatti dovetti fare diverse manovre occulte affinché lui decidesse di prendere Terence Stamp.

Per non rischiare di soffocare il regista era necessario agire in modo sempre molto diplomatico.

C’è stato un film tra tutti quelli che ha prodotto ad averle  creato qualche difficoltà in più?

Pensando a tutti i film che ho fatto direi che quello che mi ha creato più problemi è stato Metti una sera a cena perché ho dovuto cercare degli attori italiani per avere l’italianità del film; Florinda diventò italiana solo dopo Anonimo Veneziano e l’unica presenza italiana nel film era quella di Annie Girardot che era sposata con Salvatori, in oltre c’era il problema di Volontè che non voleva più fare il film. Fu pieno di problematiche.  Il film più facile in assoluto fu Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Dall’inizio alla fine andò tutto molto liscio.

Per quanto riguarda La classe operaia va in vacanza invece, fu un film che divenne molto difficile a causa del clima poco rilassato e di grande tensione che c’era tra Gian Maria Volontè e lo sceneggiatore Ugo Pirro perché vedevano le cose completamente diverse da un punto di vista politico.

C’è un film a cui lei è più affezionata?

Il film che ho amato di più e a cui sono più legata resta il mio primo film Metti una sera a cena. In quell’occasione ho cominciato per la prima volta a lavorare con Ennio Morricone, mi ricordo ancora quella volta che andai a sentirlo suonare, eravamo solo io e lui e mi fece ascoltare quelle note di musica al pianoforte che nel mio cuore rimane la musica più bella di Ennio Morricone. La usammo con Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto, C’era una volta il west e per tantissimi altri film ma per me la musica di Metti una sera a cena, forse proprio perché è il film a cui sono sentimentalmente sono più affezionata, rimane la musica più bella di Ennio Morricone.

 

Metti una sera a cena

Pensando ad alcuni suoi film come “Bella di giorno”, “Metti una sera a cena” e “Il portiere di notte”, dove quest’ultimo voleva produrlo ma non è riuscita a farlo, si evince il ritratto di una figura femminile “borderline”. Cosa ne pensa?

Come in tante cose nella vita, sono una persona che agisce più per istinto che per ragionamento, nelle mie scelte di produzione non c’era in me un’idea preconcetta o prefissa perché quello che mi interessava era certamente fare un film in cui il personaggio centrale fosse una donna e che questa donna avesse dei problemi che poi era portata a risolvere in maniera particolare, ma quando vediamo oggi in un film che una ragazzina di quindici anni si prostituisce in fondo torniamo a Bella di giorno, non è che poi le cose siano cambiate molto.

A quell’epoca erano tutti film di rottura; quando decisi di fare medico della mutua ricevetti una telefonata da Dino De Laurentis che in qualità di amicizia mi suggerì di cambiare titolo argomentando il fatto che difficilmente sarei riuscita a guadagnare su un film che aveva la parola medico nei titoli di testa.

La stessa cosa mi successe quando sviluppai Anonimo Veneziano: mi dissero tutti che era una follia fare un film su un uomo che stava morendo di cancro, ma a me piaceva e mi interessava produrre quello che a me sembrava bello.

Nello stesso tempo facevo Fratello sole sorella luna e La classe operaia va in paradiso, politicamente non mi interessa capire di che parte fosse un film, mi interessava che fosse un bel film.

Quali sono i caratteri che apprezza maggiormente in un film?

In un film apprezzo molto sia il regista che gli attori, penso che quello che porta successo al film sia avere l’attore giusto nella parte giusta.

Ci sono certamente attori bravi che riescono a fare benissimo molte parti differenti, soprattutto certe attrici che vanno da Kate Blanchett e Judith Dench ma l’importante è che facciano delle parti che sono a loro congeniali, così come a volte capita che anche un attore non straordinario renda molto proprio perché è in una parte che più gli si addice particolarmente.

A questo proposito feci un film con De Sica e Florinda che si chiamava Una breve vacanza, con un attore francese giovane che piaceva molto a Vittorio De Sica ma in realtà sbagliammo tutto perché l’attore non era assolutamente giusto per la parte che doveva interpretare.

In tutto il film il cast è una cosa fondamentale anche se non tutti la pensano così; indovinare l’attore nella parte giusta diventa un fatto quasi scientifico.

Attrici di talento come Mariangela Melato potevano permettersi di interpretare qualsiasi ruolo ma sicuramente Mastroianni e Volontè non potevano fare la stessa parte.

A tal proposito infatti misi Volontè che era sotto contratto con me in un film francese meraviglioso chiamato Le Sette rouge ad interpretare una parte in cui Gian Maria era fuori ruolo perché era un attore che aveva bisogno di più spazio e nonostante per il film andasse bene ugualmente tutte le volte che lo vedo lo trovo un po’ sprecato.

Marcello Mastroianni invece riusciva a dare vita a dei personaggi anche non colorati; ritengo che questa sia la differenza tra l’attore protagonista e il grande caratterista; in partenza se vogliamo Volontè è un grande caratterista mentre Mastroianni era l’attore protagonista per eccellenza la cui presenza è dolce e mai violenta.

Marina Cicogna poses in front of her photographs during Marina Cicogna Opening Exhibition at Villa Medici on June 3, 2009 in Rome, Italy.

 

Lei è anche apparsa interpretando un piccolissimo ruolo nel film  “Il comune senso del pudore”,  giusto?

  Come attrice sono pessima, non avrei mai voluto farlo ma in quel caso Alberto Sordi ha talmente insistito che alla fine in una giornata abbiamo girato quella piccola parte che fu tutto sommato divertente ma sicuramente il ruolo dell’attrice non lo sento mio.

Mi piace molto parlare in pubblico e riscontro una certa facilità nel farlo ma  ad interpretare parti non sono capace, avrei forse potuto farlo se avessi voluto imparare ma di certo non così.

In un’intervista lei afferma: «Per me è importante vivere la propria vita con il massimo della libertà e se possibile con una certa eleganza. 

Com’ è riuscita nella sua vita a far coincidere libertà ed eleganza?

Per me non ci sono mai stati problemi nel fare ciò, la libertà non è una cosa che sbandieri è una cosa che senti tua, l’eleganza invece è innata, credo che faccia parte del proprio dna.

Nel corso della mia vita non ho mai ragionato pensando di fare una cosa perché era elegante e neanche di farne un’altra perché con questa stabilisco la mia libertà, ho semplicemente vissuto nella maniera più consona a me senza mai pensare di fare una battaglia. In concomitanza a quando ho cominciato a vivere con Florinda ho iniziato ad avere il mio successo al cinema come risultato di un evento naturale delle cose in un certo momento.

Quello che secondo me conta nella vita è l’incontro che si ha con certe persone, se per esempio quando mi piaceva Denon fosse stata la persona giusta forse sarei andata a vivere con lui. Per come la vedo io non è un problema di sesso maschile o femminile ma è la persona che incontri in quel momento che fa la differenza, il percorso fatto insieme, le cose in comune e sicuramente un’attrazione, ma di certo io non avrei mai rinunciato, soprattutto a quell’epoca, di vivere con una persona che piano piano è entrata nella mia vita; non era una questione di vincere o perdere una partita ma solo la cosa naturale da fare.

Lei veniva colpita maggiormente dall’aspetto estetico di una persona o da quello mentale?

Se io ho un difetto è quello di essere molto esteta; nella mia vita non ho mai avuto una particolare attenzione per delle persone brutte e forse è anche il mio limite ma purtroppo o per fortuna ognuno di noi è fatto così com’è.

Mi danno fastidio le cose poco estetiche in generale e se una persona mi interessa è in partenza per le doti estetiche che possiede, poi ovviamente se la personalità e il carattere di questa persona non mi piacciono è evidente che la cosa non continua e cade di per se. La prima volta che ho visto il mio appartamento di Roma me ne innamorai, erano due anni che cercavo una cosa simile e mi ha colpito immediatamente.

Credo quindi che una persona si possa innamorare di un luogo o di una persona al primo istante se poi il rapporto si sviluppa è di certo anche per altri motivi.

 

È istantaneo quindi l’innamoramento?

Non è neanche detto che lo sia perché chiaramente ci deve essere una reciprocità, magari ti piace una persona che trovi bellissima poi non c’è un interesse reciproco e la cosa decade di per se.

Dipende anche dai momenti, non è detto che sia sempre facile e non è detto che sia sempre automatico.

Da ragazzina mi piaceva molto la conquista ma sono cose che oggi mi fanno sorridere, la seduzione è un gioco molto divertente soprattutto quando la persona in teoria è difficile da conquistare.

In passato ha prevalso il vivere l’emozione del momento o il credere nel rapporto duraturo a due?

Fino all’età di ventotto anni non ci pensavo; quando ho conosciuto Florinda invece ho pensato che probabilmente sarebbe stato un rapporto continuo, avevo un grande senso di protezione nei suoi confronti.

Secondo me se due persone riescono a superare periodi di crisi e continuare a vivere insieme alla fine è la decisione vincente ma ci sono persone che non riescono ad affrontare la vita in questa maniera e devono continuare a correre dietro qualcosa.

In definitiva oggi credo che la vita sia costruita su due persone che stanno insieme e non su una cosa passeggera.

Questa essenza un po’ selvaggia della Bolkan la apprezzava o certe volte non la capiva?

L’essere selvaggia di Florinda era sicuramente un connotato positivo, perché lei poi era in realtà molto disciplinata nelle cose serie.

Successivamente avvicinandosi all’età dei cinquanta ha cominciato a comportarsi in una maniera difficile da reggere perché aveva bisogno sempre di testare il fascino che riscontrava sugli altri.

Penso che tutte le donne molto belle abbiano un problema di invecchiamento. Inizialmente però Florinda era una persona con cui non era difficile convivere anzi, era molto gradevole e piacevole ed essendo lei una donna molto educata non l’ho mai vista fare cose strane.

Cosa le fa dire che i rapporti con le donne sono più duraturi?

Non penso che esista una classifica delle cose ma penso che le donne maturino nel complesso un pochino meglio degli uomini e che anche in amicizia riescano ad avere un legame tra loro che gli uomini non hanno. L’uomo ha la solidarietà ad andare al bar ma le donne hanno una solidarietà di fondo molto differente nonostante con grande sincerità ammetto che spesso le donne mi annoiano un po’ e quindi è più facile che nei rapporti quotidiani più superficiali e mondani io prediliga la compagnia di amicizie maschili tal volta anche più giovani di me.

Solitamente non trovo divertente ne interessante le donne che parlano di cose molto femminili, sono la prima a cui piace vestirsi ma non mi piace parlare di vestiti, mi piace sciare ma non mi piace parlare di scii, ho da sempre una grande passione per gli accessori ma cosa dovrei fare? Mettermi a parlare di borsette?

Signora Cicogna, lei ha mostrato di avere una passione ,oltre che per il cinema, anche per la fotografia. Cosa vedeva attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica?

Per me l’occhio è la cosa più importante, quando ho un incubo è quello di perdere la vista; la fotografia per me era una cosa divertente e mi piaceva fare foto alla gente che frequentavo anche se avrei potuto farne molte di più. Per il mio primo libro provo un senso di fierezza o meglio di non critica non tanto per le fotografie che spesso trovo abbastanza brutte ma perché mi piacciono i testi; mi piace scrivere cose molto corte e succinte che entrino nella psiche dell’essere umano raccontandolo.

Mi interessa più la parte della scrittura che quella delle immagini anche se non credo sarei mai capace di scrivere un libro.

Se ho un difetto grave è l’impazienza per questo motivo mi piacciono le cose brevi, non riduttive tuttavia corte.

 

Pic by Bruce Weber for the New York Times

Che donna si sente? Come parlerebbe di se’ ?

 A questa domanda non saprei rispondere perché vede, bene o male una persona è sempre influenzata da un parere esterno, non per forza devi essere d’accordo ma certamente ti condiziona.

Negli ultimi anni si è molto discusso sul fatto che io fossi un modello di eleganza soprattutto negli Stati Uniti e questo non tanto perché io avessi delle belle cose che per altri apprezzo molto ma soprattutto perché mi piace conservare una certa eleganza anche fisica soprattutto salendo con gli anni.

Per me questa diventa quasi una sfida con me stessa, tanto quanto mi diverte ogni anno andare in montagna e verificare con il maestro se so ancora sciare.

La mia famiglia di origine appartiene alla vecchia aristocrazia milanese che è più colta di quella romana ma non per questo composta sempre da persone intelligenti; mia mamma aveva una nonna ebrea e come ho detto molte volte se ho un minimo di cervello lo devo a quella nonna ebrea.

Tuttavia non posso dire di avere realmente un occhio generico su me stessa; mi considero una donna di buona media intelligenza ma non saprei aggiungere altro.

Secondo lei la sua famiglia ha influito su di lei o si considera molto a se’ stante?

 Sono sempre stata molto a me stante ma sicuramente il comportamento della propria famiglia influisce su ognuno di noi, anche se non ci rendiamo conto realmente di quali questi siano non c’è alcun dubbio che influiscano

Ho vissuto molto con mia mamma che ha avuto una certa influenza su di me anche se non in maniera eccessiva.

C’è oggi una figura di regista che le piace?

Matteo Garrone trovo che giri benissimo, così come girava bene Elio Petri, anche Elio tuttavia sceglieva spesso soggetti su cui io non ero molto d’ accordo infatti con lui non feci Todo Modo come non feci tante altre cose.

Fin da bambina parlavo cinque lingue e quindi non sono cresciuta con l’idea del film italiano e anche Matteo dal mio punto di vista non riesce a raccontare storie universali nonostante sia un regista di grande talento e sappia girare molto bene.

Ad oggi non vedo figure con cui dal punto di vista umano io senta una grande affinità ma forse non esistevano mai neanche in passato.

Ripensando al mio passato devo dire che mi sono divertita molto da ragazzina viaggiando e andando in America frequentando persone come Fellini che dal punto di vista del divertimento e della simpatia era davvero irresistibile.
I ragazzi di oggi hanno una vita difficile e tormentata, non credo ci siano più queste figure, forse Sorrentino anche se io non lo conosco bene.
Abbiamo in Italia persone di talento, ma io non ho con nessuno di questi quel genere di amicizia come potevo avere in passato con Fellini.

Vivendo in California ti rendi conto che vengono a mancarti certi valori, quello per cui sei considerato dalle altre persone è il tuo ultimo successo, se il prossimo successo non c’è tu diventi una nullità.

Riguardo a questo io la penso diversamente; Sgarbi con cui spesso non sono d’accordo, una volta ha detto una frase che io trovo molto calzante e che rispecchia anche un mio pensiero ovvero che “quando hai avuto successo quel successo è una cosa che ti rimane per tutta la vita”.

Nel complesso la mentalità di oggi è basato solo in primis sul denaro e in secundis sul successo, sull’essere famosi tanto per esserlo e questa è una cosa a mio parere priva di qualsiasi tipo di interesse.

Medea, con Maria Callas

 

Ripensando alla sua carriera di produttrice c’è qualcosa che non rifarebbe o qualche film non realizzato che avrebbe invece voluto fare?

Qualche difficoltà c’è stata, trovai molta fatica anche a far prendere alla mia società Bella di giorno ma ebbi difficoltà anche con Anonimo Veneziano. A film concluso lo feci vedere alla società perché lo distribuissero e mi venne detto che non avrebbe fatto una lira, se in quelle occasioni fossi stata uomo e avessi avuto qualche anno di più probabilmente sarei riuscita ad impormi di più.

Ho spesso sviluppato e portato avanti film che la società non ha voluto fare e le parlo appunto di Anonimo Veneziano, Il portiere di notte , L’uccello dalle piume di cristallo e il Conformista.

Quando poi sono uscita dalla Euro International per andare alla Paramount non sono riuscita a far digerire Ultimo tango a Parigi.

Direi che i film non fatti sono quelli che mi rimangono indigesti perché erano film miei di cui ho dovuto cedere i diritti perché non avevo trovato i soldi per farli.

Da queste cose si rimane frustrati ed è in questo seno che quello del produttore è un mestiere difficile.

Cos’ è cambiato oggi rispetto ai tempi in cui faceva cinema lei?

 Penso che ci siano tante cose che oggi sono cambiate partendo proprio dalla qualità.Quando un paese va bene e la gente crede in quello che fa nascono i talenti, il nostro è un paese molto creativo, all’epoca la gente che veniva da me erano persone del calibro di come Liliana Cavani , Lina Wertmuller e sto parlando delle meno importanti.

Oggi la media di qualità è bassissima. Ci sono registi abbastanza bravi e di qualità ma spesso li trovo un pochino provinciali e questo secondo me è sempre stato il problema dei film italiani; è difficile trovare un film internazionale  che venga dall’Italia, L’unico che ha fatto veramente soldi veri ed importanti in tutto il mondo è stato Ultimo tango a Parigi.

Parlando anche di Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto con cui vinsi l’oscar a Cannes fu un film che andò molto bene in Italia ma non si può in ogni caso parlare del mercato italiano come un mercato internazionale.

Abbiamo registi di talento come Sorrentino, Garrone e Virzì, così come certi attori seppur meno di una volta.

Noi Italiani non siamo bravi a vendere il nostro prodotto, i francesi vendono benissimo un prodotto inferiore.

 

Signora Cicogna alla luce di tutto quello che ci ha raccontato: Si definirebbe una donna “borderline” ?

 Onestamente penso che ogni essere umano avendo una personalità  l’uno diversa dall’altro sia “borderline”.

Quando  una mia amica, Diana Briller, faceva delle cene era solita mettermi  seduta vicino a persone importanti perché diceva che io riuscivo e sapevo parlare sempre con chiunque. A questo proposito credo che valga sempre la pena di capire cosa c’è dentro ogni essere umano ma credo anche di appartenere ad un mondo che ormai sta scomparendo.

Inconsciamente ho sempre cercato di lottare perché non mi mettessero i piedi in testa, detesto le prevaricazioni e mi difendo molto da questo.

Difficilmente mi apro e do confidenza perché non voglio che si entri così facilmente in un privato che è solo mio; la cosa più importante credo sia il rispetto delle persone.

Nella mia vita ho dovuto lottare per tante cose, per questo motivo ormai mi considero abbastanza forte e corazzata, questo non significa che io non abbia un

certo tipo di sensibilità, ma piuttosto che sono in grado di difendermi e tenermi alla larga dalla volgarità dilagante e da altre cose che mi danno fastidio.

Tra le tante cose c’è quella di parlare e risultare noiosa per chi mi ascolta.

 

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