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MARVI SANTAMARIA, LA SEX BLOGGER FONDATRICE DI “MATCH & THE CITY” SI RACCONTA!

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Pic by Ale Di Blasio – http://www.alediblasio.com

Candypop Mag ha incontrato per le CandyPop Lovers
 Marvi,la fondatrice di Match & The City e del gruppo online
Match&TheCity Cafè, una community con  1.200 iscritte,
in cui ci si possano scambiare feedback e aneddoti sul dating online.

Chi è Marvi?

Una ragazza con un nome strano e un’ossessione per il viola. Nata in Sicilia, ma assemblata a Milano. Della mia terra mi manca la famiglia, i sapori e i colori. Ma sono diventata quella che sono a Milano: una città che ti offre moltissimo, senza farti sconti però.

Per lavoro – e passione – sono Social Media Manager e Digital Startegist in un’agenzia creativa a Milano. Per passione (che richiede quasi l’energia di un lavoro!) sono una sex blogger founder di “Match and the City”, la principale Community italiana sulle dating app e un progetto su sessualità, relazioni e femminismo.

Come nasce l’esigenza di un blog che parlasse delle dating app?

Probabilmente nasce proprio il giorno di San Valentino, che è anche il giorno in cui un mio ex mi ha lasciata. Dopo quella forte delusione sono salita con tutta me stessa sulla giostra delle dating app, e ci sono stata per anni, frullata tra avventure e disavventure. A un certo punto, a ottobre 2016, mi son detta: vuoi vedere che esistono altre persone là fuori che come me hanno accumulato tanti “disagi” da dating app?

Così ho fatto una ricerca su Facebook e non esistevano Pagine italiane con seguito forte su questo tema, solo straniere. Allora ho aperto blog e Pagina Facebook, poi sono seguiti Instagram e il Gruppo chiuso per sole donne “Match and the City Cafè”, gli eventi e il più recente podcast.

Lo scopo iniziale era ridere insieme delle chat e degli aneddoti più assurdi capitati su app come Tinder, per provare a esorcizzare il disagio insieme. Secondariamente lo scopo era anche provare a mettere in comunicazione uomini e donne su questi temi. Ed è la direzione in cui sto continuando a costruire la Community oggi.

Sono soddisfatta di come si sta sviluppando, lo dimostra il fatto che ad esempio mi seguono sia uomini che donne in uguale percentuale: non potevo sperare di meglio.

“Non bisogna mai smettere di costruire dialogo e sensibilizzare,
mettendo in connessione gli esseri umani,
in tutti gli spazi in cui ci è possibile dare il nostro contributo.”

Pic by Ale Di Blasio – http://www.alediblasio.com

Come sei riuscita a creare un blog che parlasse di dating online quando le altre pagine che cercavo i parlarne facevano flop?  Qual è stata la differenza con il tuo?

In primis credo sia stato il momento giusto e il posto giusto, come si dice. Ho trovato che c’era una falla e mi sono inserita in quel vuoto nella community globale italiana per creare – o meglio dare voce – a una nicchia, che è diventata la mia nicchia. Quello di trovare una nicchia del resto è uno dei consigli principali che si danno a chi vuole avviare un business.

Io in realtà non l’ho fatto così consapevolmente, cioè non mi sono messa a tavolino dicendomi “adesso devo trovare una nicchia su cui puntare”, nel mio caso il tema era già nelle mie mani. Era nella mia vita, aveva attraversato la mia mente (e il mio corpo) per anni, ossia gli anni di mia frequentazione assidua – ai limiti dell’addiction – delle dating app e di decine di ragazzi con cui sono uscita in questi anni.
Dunque è stato il tema stesso a “chiamarmi”.

“Io avevo un argomento, ma avere un argomento non basta.
Bisogna saperlo comunicare e la comunicazione, i canali scelti, il tone of voice,
in poche parole la strategia, sono fondamentali.”

Rispetto a questo io partivo avvantaggiata perché lavoro in ambito marketing e comunicazione, nello specifico sono una Social Media Manager (quindi sto sui social per lavoro ogni giorno, ma ci sto anche per passione ogni giorno) e Digital Strategist, quindi sono abituata a costruire progetti di comunicazione intorno a qualcosa (dei brand, nel caso del mio lavoro).

Nel caso del mio blog dunque io dovevo essere social media manager e strategist di me stessa: gli strumenti del mestiere appresi in 4 anni di lavoro in agenzie sono stati senza dubbio uno dei miei vantaggi per crescere ed emergere rispetto agli altri.

Il resto? Da quel che mi scrive chi mi segue, pare essere la genuinità del mio approccio e la leggerezza con cui tratto temi caldi come quelli sessuali, senza volgarizzarli. Per questo approccio ho ovviamente avuto dei modelli a cui mi sono ispirata: la visione di “Sex and the City” (l’idea del blog è nata proprio mentre stavo guardando la serie) è stata illuminante per me, ma anche essermi scelta una madrina spirituale come “Memorie di Una Vagina”.

Intendiamoci: Stella Pulpo non lo sa, io l’ho scelta suo malgrado ecco, perché la seguivo da quando ero all’università. Ricordo che mentre leggevo le parole di Stella (che allora era ancora anonima sul suo blog) la invidiavo moltissimo, la stimavo e mi chiedevo: “chissà se anche io un giorno riuscirò a parlare di questi temi con questa libertà?”. Era un momento in cui ero ingabbiata in una relazione molto lunga e oppressiva, con componenti di violenza psicologica e poter scrivere come Stella per me era un miraggio o anche solo poter avere la vita spensierata delle mie coetanee. La rivoluzione è arrivata poi, trasferendomi a Milano, dove tutti quei miei desideri li ho resi con forza una realtà.

Pic by Ale Di Blasio – http://www.alediblasio.com

Perché all’inizio lo hai curato in incognito?

Ho gestito il progetto in maniera anonima per il primo anno circa, sostanzialmente per i temi un po’ spinti. Insomma, non ho un blog di ricette (tanta stima per chi sa cucinare dato che io sono una frana e non voglio neanche imparare a farlo), sapevo di voler trattare temi pruriginosi.

“Non volevo essere innocua e non volevo adottare alcun pudore.
Volevo provare a muovere coscienze, a innescare dibattiti e abbattere stereotipi.
Volevo parlare del sesso e dei rapporti tra esseri umani come sono realmente, ossia a volte joy, a volte shit.”

Visto il mio progetto, dovevo prima essere certa di saperlo comunicare correttamente e senza provocare shock negli ambiti pubblici della mia vita, ossia con la mia famiglia e al lavoro essenzialmente.

Quando poi ho fatto coming out, mi sono resa conto che mi ero fatta per lo più paranoie infondate. Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia un po’ hippie e unconventional diciamo (pur essendo del Sud) senza alcun tabù, senza paura di parlare di sesso, anche da adolescente. I miei genitori non mi hanno mai indotta a vergognarmi di nulla, nella mia famiglia non esistono privazioni, imposizioni o ruoli imposti, anche per questo ho sempre avuto un rapporto sereno col mio corpo, la nudità, il sesso e questo ha evitato qualsiasi “effetto shock”.

Ho scelto così di venire allo scoperto organizzando un evento, l’AperiTinder, oggi diventato “AperiMatch”. Si è svolto a Milano nel giugno 2018 ed è stata per me una grossa sorpresa (accompagnata da tanta mia ansia, ovvio): ricordo chiaramente il momento in cui, al locale, mi sono girata e dietro di me si era formata la fila all’ingresso per l’evento. Mi sono rivolta verso i miei amici incredula, chiedendo “Ma sono venuti qua per me?” e loro “sì, Marvi, fattene una ragione”. Io credevo sarebbero venuti solo i miei amici. Invece eravamo una sessantina di persone, degli sconosciuti venuti lì per ciò che io avevo creato.

La domanda più gettonata dalle donne: si trova l’amore sulle dating app?

Care donne, sì, è possibile. Io stessa ho conosciuto un ragazzo su Tinder con cui sono stata in una relazione per un anno. E ho raccolto storie di decine di ragazze e ragazzi che hanno trovato il partner sulle App, alcuni convivono o si sono anche sposati.

Non dobbiamo dimenticare che l’app è un mezzo, è vero che non è un mezzo neutro, perché nasce in un contesto di utilizzo che non è certamente romantico ma principalmente a fini sessuali, ma ciò non toglie che tramite questo mezzo si possano conoscere persone che poi diventano speciali e il rapporto si possa evolvere in qualcosa di più, fino all’amore. Dunque non disperate!

Però mi sento di lanciare un alert alle donne. Dai mie sondaggi è emerso che l’amore è la motivazione principale che spinge le donne a usare le App. Questo dato mi ha sconcertata, non perché ci sia qualcosa di male (nessun proposito è giusto o sbagliato in tal senso) ma perché secondo me questo non è il fine primario delle dating app dunque trovo fuori contesto cercare principalmente (o ossessivamente) l’amore nelle chat. Pensiamoci, è come se chiedessimo un piatto vegano in un ristorante a base di carne; può essere che il ristorante decida di creare un menù anche per i vegani, certo, ma non diamo per scontato di trovare quel menù viste le caratteristiche del ristorante.

Similmente, credo che una donna che usi le app con l’unico intento di trovare una relazione seria o l’amore della vita, purtroppo probabilmente soffrirà perché le sue aspettative saranno disattese o comunque prima di trovare “quello giusto” passerà attraverso delle delusioni (per non dire delle tranvate in faccia).
Con questo non voglio dire alle donne “non cercate l’amore sulle app” – abbiamo detto poco sopra che è possibile trovarlo ed è meraviglioso se accade! – ma siate realiste per favore: non fatevi inutilmente del male, se decidete di attraversare la giungla delle app, cercate almeno di attrezzarvi, di andarci corazzate insomma. Questo discorso può valere anche per gli uomini ovviamente: non tutti gli uomini infatti cercano solo sesso, ci sono degli uomini ancora romantici o che comunque cercano qualcosa di più che la one night stand. Esattamente come noi.

La domanda più gettonata dagli uomini: si scopa su Tinder?

Certo! E se no che ci stiamo a fare sulle App? 😀
Scherzi a parte, non sarà Tinder a farvi scopare magicamente, questo lo sapete immagino. E’ un gioco di ruoli e purtroppo c’è anche una parte diciamo “strategica” da attuare per indirizzare le cose verso il successo.

Ad esempio cercare di valorizzarsi al meglio nel compilare il proprio profilo e poi provare a costruire una conversazione in chat che possa realmente tenere agganciato l’altro. Le app sono piene di cimiteri di chat che muoiono dopo pochi secondi.

“Tutte le scopate di Tinder nascono da delle battute in chat
che si sono poi trasformate fortunatamente in appuntamenti.”

Non è facile andare a segno, lo so. Anche perché noi donne siamo statisticamente avvantaggiate dagli algoritmi e dal “mercato” stesso: c’è tantissima domanda maschile e minore offerta femminile, quindi per cinquanta match che colleziona una donna, un uomo ne ottiene forse uno (sparo numeri a caso ma è per rendere l’idea dello sbilanciamento). Il sesso è solo l’approdo finale di una serie di passaggi di successo: il match, la conversazione e le impressioni dal vivo (dopo le quali, ricordiamolo, il sesso non è scontato e non deve essere preteso, grazie!).

La verità è che se due si piacciono davvero (e non ci sono disagi particolari che li bloccano), il sesso arriva, se lo vogliono entrambi.

pic by Andrew Robinson – Unsplash

Perché ci sono così tante donne che fanno shaming nei confronti delle altre donne?

Il perché si chiama “patriarcato”. Ne siamo schiavi tutti, uomini e anche donne. Il patriarcato è quel sistema sociale e culturale che permea la nostra società e intride le nostre vite, il più delle volte senza che ne abbiamo coscienza. Il patriarcato può allora arrivare anche a far pensare ad alcune donne che altre donne sono delle “facili” perché “la danno alla prima sera”, ad esempio. O perché si vestono in un certo modo o ancora per la quantità di uomini con cui hanno fatto sesso.

Devo ammettere che il maschilismo da parte di donne (esiste eh!) è quello che mi fa più male vedere, leggere, sentire. E’ lì che mi sento lasciata da sola e non fiancheggiata da esseri umani che darei per scontato siano miei “alleati” e invece scopro che no.
Il patriarcato fa male a tutti, ma non tutti capiscono questa cosa. Così come non tutti capiscono (o ammettono) che il femminismo fa bene a tutti, uomini e non solo donne, perché contrariamente a quanto pensano alcuni ignoranti (questo sono: gente che non si informa bene prima di parlare/scrivere) il femminismo non vuole imporre la supremazia delle donne e l’annientamento del sesso maschile.

“Il femminismo vuole l’uguaglianza dei generi.
E dirò di più: c’è il femminismo intersezionale, nello specifico,
che vuole l’uguaglianza dei diritti di tutti, non solo delle donne,
senza distinzione di genere, orientamento sessuale, colore della pelle e così via,
ossia è contro ogni forma di esclusione sociale.”

Lo squirting è un argomento che hai approfondito in un articolo molto interessante. Da dove nasce questa curiosità?

Ne vado particolarmente fiera e lo devo a Violeta Benini, una ostetrica e sex blogger che fa “divulvazione” ossia divulgazione sulla sessualità e la salute femminile (sulla vulva!). Ho potuto fare una chiacchierata skype con lei dove le ho chiesto alcune curiosità sullo squirting, sul quale ero abbastanza ignorante, che ad oggi è il mio articolo più letto sul blog e che mi posiziona ai primi posti su Google per la query di ricerca “come squirtare”. Ad esempio: voi sapete di cosa è fatto esattamente il liquido dello squirting? ☺ (clicca qui per leggere l’articolo di Marvi sullo squirting)

Come possiamo conoscerci meglio nella nostra intimità? Secondo Marvi è meglio non conoscere il partner ed essere egoisti o meglio legarsi e vedere come va a finire?

Per conoscersi meglio c’è una fantastica pratica: si chiama “masturbazione”. Un argomento che ancora genera imbarazzo e pregiudizi, è davvero assurdo che sia ancora un tabù oggi. Sì perché tra maschi ancora se ne parla in maniera dispregiativa della serie “se ti ammazzi di se**e sei uno sfigato”, mentre tra donne spesso non si nomina neanche per pudore.

Io e te Sharon ne abbiamo parlato in diverse occasioni e ci troviamo d’accordo sull’importanza della masturbazione. Ha moltissimi vantaggi: ti permette di conoscerti meglio, sia come è fatto il tuo corpo, sia cosa ti piace, cosa ti fa eccitare e avere un orgasmo. E questa è una miniera di informazioni che poi puoi portare nel sesso di coppia (o a tre, a quattro… :P) per migliorare il rapporto.
Consideriamo infatti che l’educazione sessuale in Italia oggi è quasi assente e demandata tutt’al più ai film porno. Attenzione, i film porno non sono male, anzi. Il punto è “quale” porno. Il porno mainstream non è la realtà, non è il sesso che concretamente facciamo. Ma neanche i corpi di quegli attori ci rappresentano per lo più.

Il sesso è fatto da donne con cellulite, da corpi anche più morbidi, forme più abbondanti, da seni non sempre esplosivi, da genitali non per forza perfettamente depilati. E ancora, è fatto da uomini non tutti con la targaruga, che non durano per forza ore, o che non sono sempre “sull’attenti” e performanti, con peni enormi e duri come marmo.

Inoltre quel sesso ignora quasi sempre i metodi contraccettivi e per arginare le malattie sessualmente trasmissibili, quanti preservativi avete mai visto in un porno classico? Soprattutto, il sesso reale non è fatto solo di “martellamento” e di donne in atti puramente passivo-ricettivi. Dovrebbe, auspicabilmente, essere una scoperta reciproca e un co-lavoro per il piacere di entrambi.

Ne approfitto per consigliare un tipo di porno che può insegnare molto, ed eccitare anche molto, quello di Erika Lust, una famosa regista indipendente di film per adulti, etici e sex positive. Ne ho parlato qui  e sto lanciano una mia newsletter dove ogni mese consiglio uno dei suoi film (clicca qui per iscriverti).

Una volta a un ragazzo a letto che aveva inserito la modalità unica “Rocco Siffredi” (ossia ti “martello” e basta, il resto del tuo corpo non esiste e non esistono altri ritmi) ho chiesto perché lo stesse facendo in quel modo, che a me non piaceva e forse non dava il massimo neanche a lui. “Perché a voi donne piace così, no?”, mi ha risposto. Ho detto tutto.

Tu sei riuscita ad innamorarti online?

Ahimè, sì. E’ durata un anno. Mi ha lasciata a San Valentino. Poi ho aperto il blog, devo aggiungere altro? ☺
Scherzi a parte, ripeto, è possibile che accada e in realtà conta più quello che accade dopo la chat e al di là della chat: ciò che accade dopo infatti rientra nella flusso della vita come qualsiasi altra esperienza, coi suoi momenti belli e momenti brutti.

pic by Shaura dela Pena – Unsplash

Hai molti uomini che ti chiedono di insegnare loro il linguaggio femminile?

Quasi nessuno, in realtà. Né online né offline. Mi piacerebbe averne, possibilmente però facendo degli incontri dal vivo per attivare dibattiti vis-a-vis (sto pensando di organizzare qualcosa del genere!). Più che insegnare “agli uomini” il “linguaggio femminile”, mi piacerebbe mettere in connessione davvero le persone, farle comunicare tra loro, creare scambi reali e profondi di punti di vista tra uomini e donne. Ripeto, è un lavoro da fare su entrambi i fronti, maschile e femminile.

Come possiamo creare una connessione tra Venere e Marte?

Facendo incontrare le persone ma creando prima i presupposti e il contesto che le possa agevolare a lasciarsi andare a un confronto onesto e costruttivo. Basta leggere come si svolge un qualsiasi dibattito su Facebook: non si ascolta mai davvero l’altro, lo si zittisce o aggredisce e basta. Non c’è veramente la voglia di confrontarsi e abbandonare un po’ le zavorre dei propri pregiudizi.

Poi abbiamo anche la società (leggasi ancora “patriarcato”) che ci rema contro e se anche qualcuno vuole un attimo alzare la testa ed emergere per prendere una boccata d’aria dall’abbrutimento sociale, si trova travolto dalle brutture, dagli analfabeti funzionali o da bigotti e sessisti che lo sopraffanno o lo denigrano, togliendogli la voce.
Non è facile, dovrebbe essere un lavoro collettivo e soprattutto rendersi conto che questa non è la battaglia dei sessi e non è neanche una battaglia solo sessuale: qui ci siamo in gioco noi come esseri umani su questa terra.

Nel tuo primo podcast hai trattato il tema del ghosting. Perché le persone hanno così paura di prendersi delle responsabilità e preferiscono sparire come dei codardi?

Perché, come dico nell’incipit di quell’episodio del podcast, “è più facile sparire che spiegare” (clicca qui per sentire il podcast). Ho raccolto “ammissioni di colpa” sia da uomini che da donne e noto una costante: o si sparisce perché non si vuole ferire l’altro con un “no” (e si finisce però per ferirlo di più, sparendo) oppure anche perché è facilissimo cancellare l’altro dalla nostra vita dato che è solo un contatto nella nostra agenda digitale, quindi perché prendersi la briga di fare uno sforzo intellettuale e prendere del tempo per dargli delle spiegazioni? Fai un-match, defollowi, blocchi su Whatsapp, ed è fatta, l’altro non è più un problema da gestire.
Cosa resta però?
Resta che l’altro ha subito un trauma. Sì perché per me il ghosting è un atto violento (ed è emerso anche dalle storie delle donne nel podcast): non dare spiegazioni e sparire sottrae alla mente di chi è abbandonato qualsiasi appiglio razionale che possa aiutarlo a metabolizzare l’abbandono. La mente va in tilt e non riesce a elaborare, quindi rimani da solo con un dolore più o meno grande, che può rubarti un momento di sconforto, qualche notte di sonno o peggio far sì che non ti darai pace per un bel po’ di tempo della tua vita e rimarrai scottato.
C’è tanta codardia, maleducazione, sciatteria relazionale, mancanza di rispetto e le app con le loro dinamiche da fast food, che frullano emozioni e relazioni, favoriscono purtroppo fenomeni come il ghostingche per inciso è bidirezionale: sia uomini che donne fanno ghosting.

Qual è il futuro dell’amore?

Di continuare a esserci, di questo sono abbastanza certa. E’ un sentimento innato in noi. In che forma ci sarà l’amore nel futuro, questo non lo so. Siamo cambiati molto e continuiamo a evolverci, un po’ in meglio, un po’ in peggio.
In maniera correlata a questo ci sarebbe da chiedersi anche qual è il futuro del sesso. Potremmo parlarne per ore e sono usciti diversi libri al riguardo.
Mi dispiace non avere più risposte di queste, intanto provo a rendere migliore il presente. ☺

Il tuo blog nasce online e parla di dating online ma nel reale tu organizzi anche degli incontri con le persone della tua community. Perché hai sentito il bisogno di avvicinarti alle persone che ti seguono?

E’ arrivato di pari passo alla mia uscita dall’anonimato, sia perché se incontri le persone dal vivo riesci a stabilire ancora di più un contatto, una empatia e di conseguenza un impatto nelle loro vite (ci provo!), sia perché l’incontro offline arricchisce tantissimo anche me. Il blog l’ho fondato, in ultima analisi, credo anche per sentirmi meno sola. Questo non perché io non abbia una vita sociale, amici cari e la vicinanza della famiglia. Ma parlo di un tipo di solitudine diversa, forse quella della condizione che accomuna principalmente gli utilizzatori di app e il mio target: essere single e trentenne in una società che ti vorrebbe “accasato” e che soprattutto non vorrebbe essere messa al corrente dei tuoi desideri sessuali.

Pic by Ale Di Blasio – http://www.alediblasio.com

Cosa c’è nel futuro di Marvi?

Sicuramente creare progetti che mi piacciono e che creano cose belle per me e per gli altri, cose che mi facciano sentire viva, appagata, in continuo movimento.

“Mi auguro di non smettere mai di stupire me stessa e di conoscermi,
di crearmi delle chance per essere felice e di sapere perdonarmi
quando non va esattamente come vorrei.

Di rimanere sempre al fianco di me stessa, comunque vada.
E, magari, tante gioie (anche sessuali eh).”

 

SOMETHING ABOUT MARVI

3 cose che ami: il colore viola, i dolci, la sincerità.
3 cose che odi: cucinare, le bugie, le imposizioni.
Colore preferito: il viola l’ho già detto? 😀
Caffè o te? Tè.
Sushi o pizza? Questa è bastarda ☺ Pizza!
Un posto nel mondo: quello in cui mi sento libera.
Un libro: “1984” di George Orwell.
Una canzone: “Teardrop” dei Massive Attack.
Una citazione: citando dalla canzone sopra, “love is a verb / love is a doing word”.

La Playlist di Marvi

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