CHIARA CAPITANI SI RACCONTA TRA ARTE E TEATRO, FEMMINISMO E IDENTITÀ

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Chiara Capitani

Chiara Capitani, romana di nascita e parigina d’adozione,
comincia il suo 2019 carica di poesia.

A Febbraio con uno monologo teatrale incentrato sulla difficoltà di connetterci e amare come generazione X, passata dal telefono fisso e il contatto umano, finita ossessionata con i social e una solitudine atavica.

E in questi giorni, dal 26 aprile al 18 maggio, con la mostra “Journal Intime”
a Roma alle Carrozzerie N.O.T (l’11 e il 12 maggio OPEN HOUSE!) (clicca qui per più info)
,
un progetto di ricerca rivolta alla sessualità e alla prima volta di ogni donna.

Abbiamo deciso di intervistarla perché pensiamo che il mondo
abbia bisogno di donne come lei: alla costante ricerca di se stesse,
con la ferma consapevolezza che qualsiasi cosa stiano cercando,
si trovi dentro di loro e nell’amore che nutrono per la vita. Nonostante tutto.
Lei è la nostra CandyPop Crush della settimana!
Ecco l’intervista esclusiva:

LA MOSTRA “JOURNAL INTIME”

Come nasce questo progetto e perché?

Simone de Beauvoir nel suo saggio “Le deuxième sexe”, pubblicato nel 1949, manifesto del movimento femminista degli anni ‘60, tenta di comprendere l’origine del ruolo che era stato affidato alle donne per secoli, studiando e analizzando il genere femminile in tutte le sue sfaccettature, dalla biologia alla psicologia della donna moderna. È stato il mio primo saggio femminista e ricordo che il capitolo dell’iniziazione sessuale mi aveva scioccato.

Ritrovandolo nella libreria l’anno scorso e risfogliandolo mi sono chiesta: Cos’è cambiato dal 1949 ad oggi? 

Ho sempre preferito le ricerche empiriche a quelle solamente teoriche dunque ho deciso di raccogliere le testimonianze di otto donne generose che hanno condiviso con me l’esperienza della loro prima volta.

Perché l’importanza della “prima volta”?

Sono un amante delle prime volte, non a caso amo profondamente il mio lavoro che è un pozzo inesauribile di prime volte.

Le prime volte sono momenti che segnano la nostra vita, la prima volta che abbiamo messo i piedi nel mare, il primo giorno di scuola, il primo bacio, il primo orgasmo, la prima volta che qualcuno ci ha amato, la prima volta che abbiamo amato, tutte le prime emozioni, sensazioni si iscrivono epidermicamente e ci costruiscono.

“Alle volte mi dispiace aver già letto un libro
che ho adorato o un film che mi ha estasiato
perché non lo potrò più leggere o vedere per la prima volta.”

Nel caso di Journal Intime domandare la prima esperienza sessuale mi è sembrato un modo semplice e diretto per osservare i cambiamenti della sessualità femminile  e i mutamenti della cultura predominante.

Qual è il futuro di questo progetto?

La mostra si trova attualmente da Carrozzerie N.O.T uno spazio artistico e teatrale che hanno fondato Francesco Montagna e Maura Teofili di cui sono i direttori artistici e in poco tempo sono riusciti a dare una identità forte al luogo che è diventato un punto di riferimento nel teatro romano e non solo. Sostengono gli artisti e la qualità e penso che sia molto importante che esitano realtà di questo tipo in Italia in questo momento storico.

La prossima tappa della mostra sarà a Parigi, dove vivo e dove ho incontrato alcune delle donne che hanno partecipato a Journal Intime.

Qual è il ruolo della donna nella vita di Chiara?

La donna sono io. 
Ho la necessità capire, di conoscere nella mia vita per progredire, per salire ogni giorno un gradino verso la calma e l’osservazione sempre più lucida della realtà.

È un mio bisogno per la sopravvivenza.

La donna l’ho scoperta con il tempo, in modo proporzionale alla comprensione di che donna fossi io, sono riuscita a circondarmi di esseri umani in cui mi riconosco e delle donne che mi corrispondono che m’ispirano, che sono fonti di sostegno e di stimolo.

Il mio lavoro d’attrice è un mezzo molto efficace per la ricerca e l’esplorazione di temi ed esseri umani. A Parigi con il collettivo Lilith fondato con Maria Laura Baccarini e Emine Meyrem ci siamo messe nei panni di donne vittime di violenza domestica con lo spettacolo “L’Amort” scritto da Francesco Olivieri. Lo spettacolo andava in scena in varie città d’Italia e d’Europa alla stessa ora, il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Con il collettivo AjaRiot e Almavenus e con due splendide registe Isadora Pei e Nina Negri, ho ricercato ed esplorato la questione di genere e dei sex workers.

Il processo di ricerca e il loro metodo di lavoro mi hanno permesso di approfondire il tema sia a livello di studio teorico sia di confrontarmi direttamente con le vite di alcune persone che poi sono diventati i miei personaggi. A febbraio ho debuttato con “Bibbidi Bobbidi Bum” la protagonista è una giovane donna schiacciata dal giudizio di se stessa e della società.

Le donne che m’ispirano sono Virginia Woolf, Simone de Beauvoir, Benoite Groult, Elisabeth Badinter, Dorothy Parker, Virgine Despantes, Preciado, Judith Butler, Goliarda Sapienza, Giorgia Frisardi… Le artiste che hanno dovuto combattere per la loro arte come Frida Khalo, Camille Claudel. E sono le donne che mi circondano con cui condivido esperienze di vita e di lavoro. Le donne che incontro e che condividono le loro storie di vita.

La condivisione è per me fondamentale, forse la considero lo scopo dell’arte. Un modo per non sentirsi soli. Leggere, ascoltare, vedere personaggi che sono mossi dalle stesse sofferenze, dolori, che combattono per le stesse mancanze, che si pongono le stesse domande che mi pongo io mi fa sentire meno sola. Il condividere il dubbio, il dolore, la gioia è il primo passo per l’elaborazione di esperienze fin a quel momento sconosciute e uno strumento per comprendere.

Ti reputi una femminista? E che cosa vuol dire essere femminista nel 2019?

“Io mi reputo femminista. Il femminismo per me è una forma di resistenza. È la resistenza è fondamentale nella nostra vita, viviamo costantemente a un passo dal burrone e non dobbiamo cadere giù.”

In Italia spesso quando dico sono femminista le persone hanno reazioni bizzarre. Pensano che sia una forma di aggregazione contro un altro gruppo. Non è così. La rivoluzione femminista ha combattuto contro una società che non lasciava spazio a metà degli esseri umani che la componevano di lavorare, di avere una qualsiasi tipo d’indipendenza fisica, psicologica o economica.

Quando ci si trova un muro di fronte non si può chiedere permesso, bisogna sfondarlo. Oggi il muro portante è stato abbattuto ma ci sono tanti tramezzi e qualche colpetto va dato. Ma non solo dalle donne da tutti gli esseri umani che subiscono ancora nel XXI secolo forme di schiavismo, di sfruttamento e di cui la libertà è limitata. Quindi oggi non c’è un essere contro, ma la contestazione. La resistenza ha bisogno di forza e di essere ascoltata. Per questo sono favorevole alle Femen, al movimento #metoo e a tutte le forme che fanno ascoltare la propria voce e se creano discussione, scandalo, non adesione, ben venga, vuol dire che il volume era abbastanza alto.

Ci sono ancora molti passi da compiere da parte dello stato italiano per poterci equiparare al livello di emancipazione sociale rispetto a molti paesi europei.

Vorrei riportare un estratto di un racconto di Natalia Gingzbur:

“Le donne sono una stirpe disgraziata e infelice con tanti secoli di schiavitù sulle spalle
e quello che devono fare è difendersi con le unghie e con i denti
della loro malsana abitudine di cadere nel pozzo ogni tanto perché un essere libero
non casca quasi mai nel pozzo e non pensa così sempre a se stesso
ma si occupa di tutte le cose importanti e serie che ci sono al mondo
e si occupa di se stesso soltanto per sforzarsi di essere ogni giorno più libero.
Così devo imparare a fare anche io per la prima perché se no certo
non potrò combinare mai niente di serio e il mondo non andrà mai avanti bene
finché sarà così popolato d’una schiera di esseri non liberi.”

 

IL MONOLOGO “BIBBIDI BOBBIDI BUM”

Ce ne racconti l’essenza?

Bibbidi Bobbidi Bum è la favola di una Cinder- Ella contemporanea che ha vissuto la sua vita accompagnata da una voce prepotente, giudicante che ha condizionato tutte le scelte della sua vita. Arrivata alla notte prima del suo matrimonio e reduce da un incidente che le ha fatto scorgere la possibilità dell’esistenza di un’altra strada entra in crisi.

I temi sono la dipendenza dall’altro, l’influenza della società, della famiglia, le attese che gli altri hanno su di noi. La paura di uscire dai binari prefissati. La conoscenza di se stessi come unico modo di vivere in coerenza con i propri desideri e diventare adulti.

Da dove nasce questa riflessione divenuta monologo teatrale?

Nasce da una crisi personale.

Noi nati a metà degli anni ‘80… ultimamente ho letto un articolo che ci definiva gli Xennials. La generazione tra fine anni ‘70 e fine anni ‘80. Abbiamo vissuto a cavallo tra il darsi appuntamento da un telefono fisso, scambiarsi gli indirizzi per le cartoline e Facebook, cellulari sempre a portata di mano.

Lo stesso per i rapporti amorosi  siamo tra esempi del vissero felici e contenti o in ogni caso è quello che ci lasciavano credere e citando una mia amica poetessa e musicista “…soli no, ma insieme soffoco.” L’incipit forse è stato : Quale tipo di rapporto sono in grado di vivere e soprattutto quale desidero profondamente?

Chiara, divisa tra Roma e Parigi. Le due città hanno creato in te anche due modi di vedere la vita?

Sono le esperienze che ho vissuto che hanno creato la mia visione del mondo. Roma è la mia infanzia, adolescenza e Parigi è  la città che mi ha accompagnato nell’età adulta. È la città che mi ha donato i più bei spettacoli di teatro e performance, i film più ricercati, la musica… è stato l’incontro con il mondo.

Parigi ha la magia di farti fare esperienze incredibili e di tutte le origini culturali restando in un unica città. Roma è la luce estiva che si riflette sui palazzi ambra, arancioni e rossi. È la signora in fila dietro di me al supermercato che osservando la mia spesa mi chiede se voglio fare la carbonara la sera come pretesto per raccontarmi la sua vita. Il sole. Però è una città che rende faticose le azioni. Entrambe hanno contribuito notevolmente alla mia crescita e alla mia trasformazione individuale.

SOMETHING ABOUT CHIARA

3 cose che ami: il mare, i dettagli di bellezza, la doccia calda
3 cose che odi: le ostriche, l’ipocrisia, le menti ottuse
Colore preferito: azzurro
Caffè o te? Caffè
Sushi o pizza? Nessuno dei due.. zuppa miso XD
Un posto nel mondo: Tulum in Messico
Un libro: L’arte della gioia di G. Sapienza e Le Onde di Virginia Woolf… non posso scegliere!
Una canzone: Nina Simone – Ain’t got no, I got life
Una citazione: Donne non si nasce, lo si diventa. (S. De Beauvoir)

CandyPop Squad

 

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