ALLA VIGILIA DELLA SUA PRIMA MOSTRA, IL FOTOGRAFO GIORGIO FIGINI SI RACCONTA

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In una società  ossessionata da corpi photoshoppati e contouring,
in cui si allarga infinitamente la distanza tra realtà e sua rappresentazione,
il fotografo Giorgio Figini elimina la postproduzione e cattura il corpo nella sua fragilità e inquietudine.
Lo abbiamo intervistato in occasione della sua prima mostra “Bodies”,
che inaugura domani, Mercoledì 21 Novembre al Fashion Cafè a Milano,
Ecco la #candypopart Crush di Novembre!

Chi è Giorgio Figini?

Fotografo 39enne di base a Milano.

Dopo gli studi d’arte consegue un diploma di laura in comunicazione visiva con specializzazione in fotografia cinematografica dalla quale attinge per sviluppare il proprio gusto estetico e la passione per la ritrattistica.

Lavora per diversi anni in uno studio di produzione e post-produzione video concentrandosi sul compositing e la realizzazione di effetti speciali.

Dopo un periodo di pausa riscopre il bisogno di esprimersi tramite la fotografia, da lì inizia un percorso di intensa ricerca tecnica ed estetica volta al perfezionamento di un linguaggio visivo altamente espressivo e visionario che è ad oggi il segno distintivo della sua fotografia.

Una fotografia che affonda le sue radici nell’estetica pittorica delle avanguardie novecentesche con particolare attenzione al futurismo dal quale eredita l’interesse per il movimento.

Oggi, la sua prima mostra, segna contemporaneamente il punto di arrivo di 2 anni di ricerca e il punto di partenza verso la evoluzione dello stesso.

Come nasce la passione per la fotografia?

La passione per la fotografia mi è stata trasmessa da mio padre quando, all’età di 12 anni, mi mise in mano la sua vecchia Nikon. La possibilità di rappresentare la realtà tramite il filtro cretivo di un obiettivo mi ha subito appassionato e stimolato ad osservare le cose intorno a me in maniera diversa, più curiosa e profonda. Ogni oggetto, viso, panorama diventava il pretesto per analizzarne le unicità e i dettagli più interessanti e comunicativi…la luce si trasformava in qualcosa di palpabile, da studiare e comprendere.

Ricordo che a quei tempi era tutto più sperimentale e in un certo senso “romatico”…eravamo lontani dall’era del digitale e fotografare era questione di attesa e pazienza, ogni scatto era più pensato e ponderato e poi c’era l’attesa dello sviluppo e della stampa…momenti magici che davano un certo valore emotivo molto più grande ad ogni singola immagine creata.

Oggi scatto tutto in digitale, non credo si debba avere paura dei nuovi mezzi e della tecnologia anche se devo ammettere che un pò di nostalgia perla cara vecchia pellicola ce l’ho… ed è per questo che il mio approccio conserva ancora un qualcosa di oldschool nella ricerca e nel tentativo di non modificare le immagini create con i software dedicati. Quello che catturo è quello che vedrete.

Photo by Giorgio Figini

“BODIES” (nome della sua mostra n.d.r.): corpi in movimento, figure a tratti astratte, capaci di comunicare il profondo esistere dell’essere umano in tutte le sue sfaccettature”.
Il corpo come templio dell’anima o come mezzo per arrivare alla propria anima?

In linea di massima credo che sia più corretto intendere il corpo come tempio dell’anima, o meglio come un involucro materiale che, riempito di quelle 1000 sfaccettature insite nell’essere di ogni individuo, diventa l’espressione estetica dell’identità umana. Ed è proprio qui che si è posato il mio interesse, la mia non è tanto la ricerca dell’anima dei miei soggetti quanto la ricerca di una simbolizzazione di genere che svincoladosi dai dettagli estetici che definiscono la singola identità diventando espressione di un concetto.

Cosa pensi dei social e dei nuovi modelli “corporei” di riferimento che provengono dal web?

Credo ci sia sempre stata una ricerca ossessiva dei singoli verso l’omologazione a dei modelli estetici. Ogni epoca ha avuto i suoi del resto. Oggi i social sono diventati la vera rappresentazione di se stessi e della propria identità, il modo più potente per affermare la propria esistenza nel mondo, il problema è che per il 90% questa esistenza viene falsata o quantomeno distorta nel tentativo di suscitare interesse negli altri. La miriade di applicazioni di facetuning che stanno spopolando online ne sono un chiaro esempio.

Siamo in presenza di modelli fittizi che generano una frattura preoccupante tra il reale essere fisico della gente e la loro rappresentazione “social”. Ci stiamo allontanando dal vero a scapito di modelli estremamente superficiali, siano essei puramente estetici o riconducibili a stili di vita, ecc.

Analisi “sociologica” a parte, trovo i nuovi modelli molto vuoti di contenuti, vedo un appiattimento enorme che si riflette nel fisiologico svuotamento di interesse e di voglia di sviluppare una propria unica visione da parte delle generazioni più giovani.  È tutto estremamente veloce il che si trasforma inevitabilmente in superficialità.

Mercoledì 21 Novembre al Fashion Café inaugura la tua prima mostra personale “BODIES”. Come ti senti?

Emozionatissimo! E’ la prima volta che propongo al pubblico una sintesi del mio lavoro e della mia ricerca ed ovviamente si ha sempre un pò paura del giudizio altrui.

Mi rendo conto che il mio stile e la mia fotografia sia un pò distante da quei canoni estetici che imperversano nel media oggi, sono però fiducioso che le mie immagini abbiano capacità di incuriosire, stimolare ed emozionare quanti verranno a vederle.

CandyPop Mag

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